Melodie del Sole

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" ANDREA MANTEGNA"..., Maestro Italiano
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" ANDREA MANTEGNA"...



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« Ebbe sempre opinione Andrea che le buone statue antiche fussino sempre più perfette e avessino più belle parti che non mostra il naturale [...] Mostrò costui col miglior modo come nella pittura si potesse fare gli scorti delle figure al di sotto insù, il che fu certo invenzione difficile e capricciosa. »

(Giorgio Vasari)

Andrea Mantegna (Isola di Carturo, 1431 – Mantova, 13 settembre 1506) è stato un pittore e incisore veneziano.

L'irreprensibile, come lo chiamavano alcuni suoi contemporanei, si formò nella bottega padovana dello Squarcione, dove matura il gusto per la citazione archeologica; venne a contatto con le novità dei toscani di passaggio in città: Fra Filippo Lippi, Paolo Uccello, Andrea del Castagno, e sopra tutti Donatello. Mantegna si distinse per la perfetta impaginazione prospettica, il gusto per il disegno nettamente delineato e per la forma monumentale delle figure, con forti analogie con l'opera di Melozzo da Forlì. Il contatto con le opere di Piero della Francesca, avvenuto a Ferrara, marcò ancora di più i suoi risultati sullo studio prospettico tanto da raggiungere livelli "illusionistici", che saranno tipici di tutta la pittura nord italiana. Sempre a Ferrara, poté conoscere il patetismo delle opere di Rogier van der Weyden rintracciabili nella sua pittura devozionale; attraverso la conoscenza delle opere di Giovanni Bellini, di cui sposerà la sorella, le forme dei suoi personaggi si addolciscono, senza perdere monumentalità, e vengono inserite in scenografie più ariose.


Nasce nel 1431, (la data si ricava in base all'iscrizione: "Andreas Mantinea Pat. an. septem et decem natus sua manu pinxit M.CCCC.XLVIII" copiata nel 1560 da Bernardino Scardeone sulla pala, perduta, di un altare della chiesa padovana di Santa Sofia) da Biagio, falegname e originario di Isola di Carturo, un borgo che faceva parte del contado vicentino. Nel 1441 è citato nei documenti padovani come apprendista e figlio adottivo del pittore Francesco Squarcione, infatti verso il 1445 si iscrive alla fraglia padovana dei pittori, citato appunto come figlio dello Squarcione.
Soffitto della Camera degli Sposi, Mantova

Dalla nativa Padova ebbe un'educazione classica, che arricchisce con l'osservazione diretta di opere classiche, delle opere padovane di Donatello, e la pratica del disegno con influssi fiorentini (tratto deciso e sicuro) e tedeschi (tendenza alla rappresentazione scultorea). Nel 1447 è a Venezia con lo Squarcione. Nel 1448 si libera definitivamente della tutela dello Squarcione, di quell'anno è la Pala di Santa Sofia per l'altare maggiore dell'omonima chiesa padovana, distrutta nel XVII secolo; sempre di quello stesso anno è la firma del contratto da parte del fratello Tomaso Mantegna per la decorazione della cappella della famiglia Ovetari nella chiesa degli Eremitani a Padova, con le Storie di san Giacomo e di san Cristoforo.

Soggiorna a Ferrara nel 1449, al servizio di Leonello d'Este, dove conosce le opere di Piero della Francesca e di Rogier van der Weyden. Il 21 luglio 1452 termina la lunetta con i Santi Antonio e Bernardino per il portale maggiore della basilica del Santo a Padova, oggi conservata al Museo antoniano.

Del 1453 è il Polittico di San Luca per la cappella di San Luca nella basilica di Santa Giustina a Padova, ora alla pinacoteca di Brera, pagato nel 1454; di quest'ultimo anno è la tavola con Sant'Eufemia al museo di Capodimonte di Napoli, parte di un più vasto dipinto trasportato da Padova nella cattedrale di Montepeloso, oggi Irsina, da Roberto de Arnabilibus, la santa, di monumentale figura data dalla visione scorciata dal basso, è inquadrata in un arco, con festoni di derivazione squarcionesca, di saldo rigore prospettico.

Del 1455 inizia la decorazione della cappella Ovetari nella chiesa degli Eremitani dedicata ai santi Giacomo e Cristoforo, la decorazione venne commissionata da Imperatrice Ovetari, vedova del notaio Antonio, che aveva devoluto parte della sua eredità alla decorazione della cappella. Nel 1448 ella convocò due pittori padovani, Niccolò Pizzolo e Andrea Mantegna, e due veneziani, Antonio Vivarini e Giovanni d'Alemagna, affidando a ciascuna coppia di pittori la decorazione di metà cappella, nel 1450 con la morte di Giovanni d'Alemagna, Antonio Vivarini lascia i lavori, dopo aver completato le figure di evangelisti nella volta. Ai due subentrarono Bono da Ferrara e Ansuino da Forlì. Niccolò Pizzolo era stato aiuto di Fra Filippo Lippi a Padova nel 1437, i suoi Padri della Chiesa affrescati nel catino absidale della cappella sono figure maestose costruite plasticamente raffigurati come umanisti al lavoro nei loro studi, inquadrati da cornici circolari scorciate illusionisticamente. Mantegna eseguì tutte le scene con Storie di san Giacomo e la fascia inferiore delle Storie di san Cristoforo, iniziate da Bono da Ferrara e da Ansuino da Forlì. Il ciclo è andato quasi interamente distrutto l'11 marzo 1944 durante un bombardamento della seconda guerra mondiale: restano del Mantegna l'Assunzione e il Martirio di san Cristoforo, scene staccate nel corso dell'ottocento, comunque l'opera prima di venire distrutta poté essere fotografata nel suo complesso. Di Ansuino è, invece, la Predica di San Cristoforo. Gli affreschi della cappella Ovetari sono stati ricostruiti e riesposti al pubblico dal 2006, proprio a partire dall'importante frammento di Ansuino.

Nell' Andata di San Giacomo al martirio la linea dell'orizzonte è alta, come se si vedesse l'immagine dal basso, e le immagini sono solide, voluminose, quasi statuarie, a causa della fissità. Dietro ai personaggi, in evidenza si trova una volta a botte con cassettoni, un lato della quale si trova sopra il punto di fuga, dando alla scena una certa artificiosità; lo squarcio tra la folla, usato per dare profondità, è una citazione di Donatello, il pezzo antico come in tutte le altre scene viene usato nella composizione per fornire una ricostruzione storica degli eventi recuperando la monumentalità del mondo romano che muta le figure in statue.

Tra il 1457 e il 1459 eseguì le scene con Il martirio di san Cristoforo e il Trasporto del corpo decapitato del santo, i due episodi sono inseriti in una loggia illusivamente costruita separati unicamente da una colonna della cornice, il paesaggio urbano, dominato da un palazzo ornato con lapidi antiche, è più arioso rispetto ai precedenti affreschi; a sinistra il santo è legato e addossato a un'estremità, circondati dai carnefici le cui frecce, anziché colpire il prigioniero, deviano da ogni parte, una va perfino a conficcarsi nell'occhio del tiranno alla finestra. A destra il corpo del santo, decapitato, è trascinato per la via tra due ali di folla.

La Pala per il coro della chiesa di San Zeno a Verona venne commissionata da Gregorio Correr, abate della chiesa nel 1456 e realizzata tra il 1457 e 1459. La cornice reale viene illusivamente continuata dal portico, delimitato da colonne, in cui è racchiusa la Sacra Conversazione; il Mantegna fece inoltre aprire una finestra che illuminava la pala da destra in modo da far coincidere l'illuminazione reale con quella dipinta. Della predella fanno parte le tre scene con Orazione nell'orto e Resurrezione, a Tours, e Crocifissione, al Louvre. Nell' Orazione il paesaggio è pietrificato e desertico, quasi artificiale nella modellazione delle rocce; Gesù prega su una roccia simile ad un altare, sulla destra. Sullo sfondo si vede Gerusalemme, i cui edifici erano copiati da Roma e da Venezia, le mura restaurate.

Nel 1453 si sposa con Nicolosia Bellini, figlia di Jacopo e sorella di Gentile e di Giovanni. Al 1456 risale la prima lettera di Ludovico Gonzaga. Tra il 1457 e il 1459 eseguì il San Sebastiano (Mantegna Vienna), ora conservato a Vienna, che Roberto Longhi, sottolineando la raffinata calligrafia, datava al 1470 circa. Il santo trafitto è legato ai resti di un edificio classico in rovina, una colonna con capitello composito. Lo sfondo è un paesaggio urbano: in basso una città classica in rovina, sopra una fortezza, sopra alla quale si trova un'acropoli.

Nel 1459 si trasferisce a Mantova come pittore ufficiale di corte, ma anche come consigliere artistico e curatore delle raccolte d'arte, fino alla morte. Le tre incisioni con la Deposizione dalla croce, la Deposizione nel sepolcro e la Discesa al Limbo sono forse studi per la decorazione della distrutta cappella del castello; il trittico degli Uffizi formato dall'Ascensione, dall'Adorazione dei Magi e dalla Circoncisione, messo insieme arbitrariamente, sarebbe ciò che rimane di un'opera per la cappella del castello citata nel 1464, oppure un'opera realizzata tra il 1466 e il 1467, anni in cui soggiorna due volte a Firenze, per un membro della famiglia Medici.

Nel 1462 esegue la tavola con La morte della Vergine, per la Cappella del Castello, ora al Prado; in una semplice stanza che si apre su un paesaggio lagunare colto dal vero, intorno al corpo della vergine si dispongono gli apostoli, la naturalezza della scene viene unita alla monumentalità dei personaggi.

Tra il 1463 e il 1464 dirige i cantieri delle residenze ducali di Cavriana e di Goito, ed sempre di questo periodo è il ciclo omerico nel palazzo di Revere. Nel settembre del 1464 Andrea Mantegna, Felice Feliciano e Giovanni Marcanova, compiono una gita in barca sul lago di Garda, coronati di fiori, cantano, raccolgono epigrafi, invocano la memoria di Marco Aurelio e visitano il tempio della Beata Vergine a Garda a cui rendono grazie.

Tra il 1465 e il 1474, negli stessi anni cioè in cui un altro grande della prospettiva, Melozzo da Forlì lavora al Santuario di Loreto, realizza la decorazione ad affresco della cosiddetta Camera degli Sposi (Camera Picta) nel castello di San Giorgio a Mantova, dedicata dal Mantegna a Ludovico Gonzaga e a sua moglie Barbara di Brandeburgo: non si esclude, in effetti, un influsso del Mantegna sul Melozzo. L'utilizzo della prospettiva dà l'illusione della presenza di un loggiato al posto delle pareti e della volta. Le immagini sono delimitate da finte architetture di paraste; la volta è affrescata come se fosse sferoidale e presenta centralmente un oculo, da cui si sporgono fanciulle, putti, un pavone ed un vaso, che si stagliano sul cielo azzurro. Delle false tende tirate rivelano le scene, che celebrano l'elezione a cardinale di Francesco Gonzaga. Sulla parete nord è ritratto il momento in cui Ludovico riceve la notizia dell'elezione: grande è l'attenzione ai particolari, alla veridicità, all'esaltazione del lusso della corte. Sulla parete ovest è rappresentato l'incontro, avvenuto nei pressi della città di Bozzolo, tra il marchese e il figlio cardinale; la scena ha una certa fissità, determinata dai staticità dei personaggi ritratti di profilo o di tre quarti per enfatizzare l'importanza del momento; sullo sfondo è presente una Roma idealizzata, come augurio per il Cardinale. L'importanza del Mantegna è data dalla sua capacità di coinvolgere emotivamente e quasi fisicamente l'osservatore della scena, rendendola quasi reale ed animata.

Nel 1466 è a Firenze e a Siena. Di questi anni è il Cristo morto di Brera. Nel 1480 circa esegue il San Sebastiano donato nel 1481 alla chiesa di Aigueperse in occasione delle nozze di Chiara Gonzaga, con Gilbert di Borbone, conte di Montpensier, ora al Louvre. Del 1466 circa è la Vergine delle strade agli Uffizi. Nel 1480 circa realizza il San Sebastiano (Mantegna), ora conservato al Louvre, in occasione del matrimonio, svoltosi l'anno successivo, tra Chiara Gonzaga e Gilbert de Bourbon, conte di Montpensier e destinato alla chiesa d'Aigueperse en Auvergne.

Le nove tele con i Trionfi di Cesare, tutte conservate nel Palazzo Reale di Hampton Court a Londra, in cui la passione antiquaria si unisce all'eredità medievale dell'ostentazione di prestigio, vennero iniziate nel 1486, ancora in lavorazione nel 1492, rese pubbliche in parte nel 1501 e comunque concluse entro il 1505.

Fra il 1488 e il 1490 è a Roma e lavora alla decorazione della cappella di Innocenzo VIII al Belvedere, ora scomparsa. Tornato a Mantova nel 1490 inizia la decorazione della residenza di Marmirolo. Tra il 1490 e il 1500 sono i monocromi a soggetto biblico, custoditi al Museo di Cincinnati, alla National Gallery di Dublino, a Vienna, al Louvre e alla National Gallery di Londra. Tra il 1495 e il 1500 è il Cristo morto sorretto da due angeli di Copenaghen.

Del 1496 è la Madonna della vittoria, ex-voto di Francesco II Gonzaga per la cappella dedicata a Santa Maria della Vittoria a Mantova per commemorare la battaglia di Fornovo del 1495. Del 1497 è la Madonna Trivulzio, pala per l'altare maggiore della chiesa di Santa Maria in Organo a Verona e oggi nel Civico Museo d'Arte Antica del Castello Sforzesco di Milano.

Per il primo Studiolo di Isabella d'Este nel Castello di San Giorgio esegue le tavole con Marte e Venere, detta il Parnaso, nel 1497, Minerva che scaccia i Vizi dal giardino delle Virtù nel 1502.

Dipinti [modifica]

* San Marco, 1448-1449, tempera su tela, 82 x 63,5 cm, Francoforte sul Meno, Städelsches Kunstinstitut.
* Adorazione dei pastori, 1451-1453 ca, tempera su tela, 40 x 55,6 cm, New York, Metropolitan Museum of Art.
* Monogramma di Cristo tra due santi, 1452 ca, tempera su tavola, base 136 cm, Padova, Museo Antoniano.
* Pala di san Luca, 1453, tempera su tavola, 177 x 230 cm, Milano, Pinacoteca di Brera.
* Sant'Eufemia, 1454 ca, tempera su tela, 174 x 79 cm, Napoli, Museo Nazionale di Capodimonte.
* Madonna col Bambino e i santi Gerolamo e Ludovico, 1455 ca, tempera su tavola, 67 x 43 cm, Parigi, Musée Jacquemart-André.
* San Sebastiano, 1456-1459, tempera su tavola, 255 x 140 cm, Parigi, Musée du Louvre.
* San Sebastiano, 1457-1458, tempera su tavola, 68 x 30 cm, Vienna, Kunsthistorisches Museum.
* Polittico di san Zeno, 1457-1460, tempera su tavola, 480 x 450 cm, Verona, Basilica di San Zeno.
* Crocifissione, 1457-1459, tempera su tavola, 67 x 93 cm, Parigi, Musée du Louvre.
* Orazione nell'orto, 1457-1459, tempera su tavola, 71 x 94 cm, Tours, Musée des Beaux-Arts.
* Resurrezione di Cristo, 1457-1459, tempera su tavola, Tours, Musée des Beaux-Arts.
* Orazione nell'orto, 1459 ca, tempera su tavola, 63 x 80 cm, Londra, National Gallery.
* Ritratto del Cardinale Ludovico Trevisani, 1459-1460, tempera su tavola, 44 x 33 cm, Berlino, Staatliche Museen.
* Ritratto di Carlo de' Medici, 1459-1466, tempera su tavola, 40,4 x 29,5 cm, Firenze, Galleria degli Uffizi.
* Ritratto virile, 1460 ca, tempera su tavola, 24,2 x 19 cm, Washington, National Gallery of Art.
* Circoncisione, 1460 ca, tempera su tavola, 86 x 42,5 cm, Firenze, Galleria degli Uffizi.
* Ascensione, 1460 ca, tempera su tavola, 86 x 42,5 cm, Firenze, Galleria degli Uffizi.
* Adorazione dei Magi, 1460 ca, tempera su tavola, 76 x 76,5 cm, Firenze, Galleria degli Uffizi.
* Presentazione al tempio, 1460 ca, tempera su tavola, 67 x 86 cm, Berlino, Staatliche Museen.
* San Giorgio, 1460 ca, tempera su tavola, 66 x 32 cm, Venezia, Gallerie dell'Accademia.
* Cristo con l'anima della Vergine, 1460 ca, tempera su tavola, 27 x 17 cm, Collezione privata.
* San Bernardino, 1460 ca, tempera su tela, conservata a Brera.
* Ritratto di Francesco Gonzaga, 1460-1462, tempera su tavola, 25,5 x 18 cm, Napoli, Museo Nazionale di Capodimonte.
* Ritratto di uomo, 1460-1465 ca, tempera su tavola, 33 x 25 cm, Milano, Museo Poldi Pezzoli.
* La morte della Vergine, 1461 ca, tempera su tavola, 54 x 42 cm, Madrid, Museo del Prado.
* Madonna col Bambino dormiente, 1465-1470, tempera su tela, 43 x 32 cm, Berlino, Staatliche Museen.
* Madonna con Bambino addormentato, 1470-1475, tempera su tavola, 43 x 35 cm, Milano, Museo Poldi Pezzoli.
* Madonna col Bambino, 1480-1485 ca, tempera su tavola, 43 x 31 cm, Bergamo, Accademia Carrara.
* Madonna col Bambino e un coro di cherubini, 1485 ca, tempera su tavola, 88 x 70 cm, Milano, Pinacoteca di Brera.
* Gesù bambino Redentore, 1485-1495 ca, tempera su tavola, 70 x 35 cm, Washington, National Gallery of Art.
* Madonna delle Cave, 1488-1490, tempera su tavola, 29 x 21,5, Firenze, Galleria degli Uffizi.
* Cristo morto, 1490 ca, tempera su tela, 68 x 81 cm, Milano, Pinacoteca di Brera.
* Giuditta con la testa di Oloferne, 1490 ca, tempera su tela, 48,1 x 36,7 cm, Dublino, National Gallery of Ireland.
* Sacra Famiglia con santa Elisabetta e Giovanni Battista, 1490 ca, tempera su tela, 62,9 x 51,3 cm, Fort Worth, The Kimbell Art Museum.
* Cristo sul sacrofago e due angeli, 1490-1500, tempera su tavola, 83 x 51 cm, Copenaghen, Statens Museum for Kunst.
* Discesa al Limbo, 1492 ca, tempera su tavola, 38,6 x 42 cm, Princeton, New Jersey, Collezione privata.
* Cristo Redentore, 1493 ca, tempera su tavola, 53 x 43 cm, Correggio, Pinacoteca Civica.
* Madonna Trivulzio, 1494-1497, tempera su tavola, 287 x 214 cm, Milano, Castello Sforzesco, Civiche Raccolte d'Arte.
* Giuditta e l'ancella con la testa di Oloferne, 1495, tempera su tavola, Washington, National Gallery of Art.
* Adorazione dei Magi, 1495 ca, tempera su tavola, 19 x 25 cm, Los Angeles, J. Paul Getty Museum.
* Sacra Famiglia con sant'Anna, 1495-1500, olio su tela, 75 x 62 cm, Dresda, Gemäldegalerie.
* Sansone e Dalila, 1495-1500, tempera su tela, 47 x 37 cm, Londra, National Gallery.
* Sofonisba, 1495-1506 ca, tempera su tela, 72,5 x 23 cm, Londra, National Gallery.
* La Vestale Tuccia, 1495-1506 ca, tempera su tela, 72,5 x 23 cm, Londra, National Gallery.
* Madonna della Vittoria, 1496, tempera su tela, 280 x 166 cm, Parigi, Musée du Louvre.
* Il Parnaso, 1497, tempera su tela, 160 x 192 cm, Parigi, Musée du Louvre.
* Minerva caccia i Vizi dal giardino delle Virtù, 1499-1502, tempera su tela, 160 x 192 cm, Parigi, Musée du Louvre.
* Ecce Homo, 1500 ca, tempera e olio su tavola, 54 x 42 cm, Parigi, Musée Jacquemart-André.
* Madonna col Bambino tra san Giovanni Battista e Maria Maddalena, 1500 ca, tempera su tela, 139,1 x 116,8 cm, Londra, National Gallery.
* Madonna col Bambino, san Giovannino e santi, 1500 ca, tempera su tavola, 61,5 x 87,5 cm, Torino, Galleria Sabauda.
* Sacra Famiglia con san Giovannino, 1500 ca, tempera su tela, 71,1 x 50,8 cm, Londra, National Gallery.
* Sacra Famiglia e la famiglia del Battista, 1505-1506 ca, tempera su tavola, 40 x 169 cm, Mantova, Basilica di Sant'Andrea, Cappella del Mantegna.
* Battesimo di Cristo, 1506 ca, olio su tela, 228 x 175 cm, Mantova, Basilica di Sant'Andrea, Cappella del Mantegna.
* San Sebastiano, 1506 ca, olio su tela, 213 x 95 cm, Venezia, Ca' d'Oro, Galleria Franchetti.



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" CRISTO MORTO"...

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Il dipinto ritrae il Cristo morto, supino, su di un letto di marmo. È affiancato dalla Vergine Maria, San Giovanni e da una terza figura, identificabile con una pia donna o con la Maddalena, che piangono per la sua morte. Il soggetto è un tema comune dell'arte del Rinascimento; c'è un ricco contrasto di luce ed ombra, un profondo senso di pathos. Inoltre, il realismo della tragedia della scena è potenziato dalla violenta prospettiva, che accorcia e drammatizza la figura, distorcendo i dettagli anatomici, in particolare, il torace del Cristo. I fori nelle mani e nei piedi, così come i volti delle altre due persone, sono dipinti senza nessuna concessione di idealismo o retorica.

Il drappo che copre parzialmente il corpo, contribuisce a drammatizzare ulteriormente il cadavere. Un particolare che sorprende è la scelta di porre i genitali del Cristo al centro del quadro; scelta che è aperta ad una moltitudine di interpretazioni.

Il dipinto, paragonato alle concezioni artistiche del periodo medievale, mostra un'innovazione propria del Rinascimento nel rappresentare la figura umana senza simbolismi. Mantegna si è invece concentrato su un modo molto specifico di ritrarre il trauma sia fisico che emotivo, contrario quindi all'ideale spirituale.

Probabilmente il quadro era destinato alla cappella funeraria dello stesso Mantegna, venne trovato dai suoi figli nel suo studio e fu venduto per pagare dei debiti. Attualmente è di proprietà della Pinacoteca di Brera, Milano. L'alta tragicità della scena nasce dallo scorcio violento che, accorciando la figura giacente, la deforma, mettendone in risalto le sporgenze anatomiche, in modo particolare il torace.

Gli studiosi dell'epoca criticarono che Mantegna avesse rappresentato il Cristo secondo la moda romana, come un mortale. Dichiararono che si è dimenticato che i Romani erano creature di carne e sangue, non si può ritrarli come se non fossero altro che marmo, processionali nel portamento e come dèi nello stile e nei gesti.

Un'altra critica è stata mossa a proposito della scelta di relegare le figure piangenti nell'angolo in alto a sinistra, fuori dal centro dell'azione che, invece, mette in risalto la fisicità del Cristo morto.

Mantegna fu addestrato all’arte della pittura da un certo Squarcione che, in cambio di un apprendista, non dava denaro, bensì un mantenimento. Così accadde anche per Mantegna, il quale, nella bottega del suo maestro, venne a contatto con opere rinascimentali e sculture romane. Andrea Mantegna è uno dei pochi artisti che sia mai riuscito a dipingere un quadro mantenendo una prospettiva per cui si vedono le piante dei piedi.



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" LA CAMERA DEGLI SPOSI"...


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La Camera Picta (Camera degli Sposi), meravigliosa stanza del torrione nord est del Castello di San Giorgio di Mantova, è opera di Andrea Mantegna. Il Mantegna la realizza nell'arco di nove anni, dal 1465 al 1474, e riadatta lo spazio angusto della stanza cubica in un susseguirsi di realtà e finzione conferendo all'ambiente un'atmosfera en plein air. Lo spazio di ogni parete della camera è stato diviso dall'artista in tre aperture che trasmettono allo spettatore, attraverso ampi archi, paesaggi bucolici e tende mosse dal vento una forte antitesi con il ridotto ambiente architettonico.

Realizzata a secco. Mantegna riuscì a far convivere il gusto per il Gotico Internazionale della corte con la sua ricerca di nuovi stimoli prospettici.

La parete nord detta "della corte" rappresenta la famiglia Gonzaga: il marchese Ludovico III e la moglie Barbara di Brandeburgo siedono vicino ai familiari. Al di sotto del gruppo è ubicato un ampio camino. Interessante è notare la ricerca da parte dell'artista della continua commistione tra disegno ed elemento architettonico, che trova il suo palesarsi nel particolare del risvolto del tappeto che pare pendere dal piano ideale soprastante il camino (è un'illusione ottica di un'architettura dipinta). Gli elementi più prettamente di gusto gotico-cortese sono le vesti, gli elementi vegetativi e i colori brillanti/oro.

L'episodio inscenato riguarda la consegna nel 1462, della lettera di Bianca Maria Visconti, duchessa di Milano,
La nana

la quale chiede a Ludovico III Gonzaga assistenza per la sicurezza dei suoi domini, minata dalla malattia del marito Francesco Sforza. È un momento di vita di corte che viene presentato come storico per sottolineare l'abilità di governo di Ludovico III

Ludovico, in vestaglia da camera, si rivolge al segretario Raimondo dei Lupi di Soragna che gli porge la missiva, la piccola Paola offre una mela alla madre Barbara (nipote dell'imperatore Sigismondo di Lussemburgo), chiudono la scena il fratello Ludovico e Gianfrancesco signore di Bozzolo. In secondo piano Vittorino da Feltre, che curò l'educazione dei marchesi Rodolfo e Barbarina, detta "la bella", e la fiera nana. Sotto la sedia del marchese viene rappresentato come segno di fedeltà il cane Rubino. L'ambiente è aperto, chiuso soltanto da una transenna in marmo. Sotto la prima arcata troviamo una tenda abbassata da dove proviene la luce. La famiglia Gonzaga, che si trova sotto la prima arcata, resta in penombra e, con la sua semi-inespressività comunica solennità; le figure dei cortigiani sotto la seconda arcata sono illuminate da una luce diretta e comunicano grandiosità, la magnificenza della corte di cui sono ospiti.

























La Camera Picta (comunemente conosciuta come Camera degli Sposi) è collocata nel torrione nord est del Castello di San Giorgio. Dipinta da Andrea Mantegna nell'arco di nove anni (dal 1465 al 1474 come è testimoniato, rispettivamente, da una scritta sullo sguincio della finestra est e dall'indicazione riportata sulla targa dorata con la quale l'artista dedica il suo lavoro ai marchesi di Mantova).
Andrea Mantegna concepisce lo spazio cubico della stanza come un continuo rimando tra realtà e finzione: un torrione di un castello medievale diventa un padiglione dorato, in un'atmosfera en plein air. Ciascuna parete è interpretata come uno spazio scandito da tre aperture: nelle due pareti più buie sono dipinti dei tendaggi dorati mentre nelle due pareti principali le cortine si aprono e, come in uno spettacolo teatrale, entrano in scena i personaggi.

Una prima parete (detta "della corte"), rappresentata da un punto di vista rialzato (all'altezza dell'ampio camino), è dedicata al ritratto collettivo della famiglia Gonzaga: il marchese Ludovico II e la moglie Barbara di Brandeburgo (nipote dell'imperatore Sigismondo di Lussemburgo) sono attorniati dai figli e dai familiari.*

Ludovico, raffigurato in vestaglia da camera, è girato verso il segretario Raimondo dei Lupi di Soragna che gli sta consegnando una lettera, la piccola Paola sta porgendo una mela alla madre, il fratello Ludovico le sta vicino mentre dietro a Ludovico è Gianfrancesco signore di Bozzolo.

In secondo piano sono stati identificati Barbarina detta "la bella" e Rodolfo. Tra i protagonisti della scena si notano inoltre il cane Rubino (seduto sotto la sedia del marchese come segno di fedeltà) e la nana, il cui sguardo fiero dialoga con lo spettatore. Nei personaggi in secondo piano potrebbe essere raffigurato anche Vittorino da Feltre, l'umanista che si occupò dell'educazione dei marchesi.

Si ipotizza che i fatti rappresentati si riferiscano al primo gennaio 1462, ovvero alla consegna di una lettera con la quale la duchessa di Milano, Bianca Maria Visconti, invoca l'aiuto di Ludovico II Gonzaga per la protezione del suo Stato messo in pericolo dalla malattia del marito Francesco Sforza.

La seconda scena (detta "dell'incontro") raffigura Ludovico II Gonzaga in vesti ufficiali al cospetto del figlio Francesco appena nominato cardinale. La scena è una sintesi della linea dinastica di tre generazioni.

Ludovico II e Federico I, ovvero il marchese e il suo diretto successore, sono raffigurati ai due lati opposti della scena e visti di profilo. Al centro il cardinale Francesco tiene per mano il fratello Ludovico (in seguito protonotario apostolico) che, a sua volta, dà la mano al nipotino Sigismondo (futuro cardinale): in questo modo è raffigurata la linea gonzaghesca destinata alla carriera ecclesiastica.


Il bambino vicino a Ludovico è Francesco II, il primogenito di Federico I destinato a diventare marchese. Sullo sfondo è raffigurata Roma (o meglio una sintesi di monumenti romani ma anche di Tivoli, Palestrina e Tuscolo), a simboleggiare il forte legame tra Mantova e la città eterna, suggellata dalla nomina cardinalizia. Si ipotizza che questa scena sia riferibile all'incontro avvenuto a Bozzolo tra Ludovico, in viaggio verso Milano, e il cardinale di ritorno dal ducato degli Sforza. In secondo piano sono stati identificati il profilo dell'imperatore Federico III d'Asburgo e il volto di Cristiano I di Danimarca (cognato di Ludovico II, in quanto aveva sposato Dorotea di Brandeburgo, sorella di Barbara, e ospite dei Gonzaga nel 1474), come a sottolineare il legame con l'impero e il vanto per la parentela regale.


Il secondo riquadro di questa parete vede un gruppo di putti che sollevano la targa dedicatoria, mentre una terza sezione è dedicata ad alcuni famigli che si occupano dei cani e dei cavalli del marchese. La "firma" di Mantegna è rintracciabile in un piccolo autoritratto realizzato a monocromo e nascosto nel fogliame del finto pilastro che separa la scena dell'incontro da quella della targa dedicatoria.

Il raccordo tra le pareti e la volta è realizzato attraverso delle vele affrescate con i miti di Orfeo, Arione e le fatiche di Ercole e con delle lunette raffiguranti alcune imprese dei Gonzaga (come la tortora, la cervetta e l'alano bianco).
La volta, dorata e sostenuta da putti dipinti a monocromo, è un omaggio agli imperatori romani (raffigurati secondo il gusto della medaglistica classica) e si apre verso il cielo attraverso l'oculo, l'apertura illusionistica del soffitto realizzata con un'eccezionale applicazione della prospettiva in pittura. Da una balconata si affacciano dei putti (alcuni giocano, uno di loro mostra un flauto, un altro una mela,...), delle fanciulle (una di loro si pettina, un'altra ha un nastro tra i capelli, una terza è acconciata) e delle figure misteriose (un personaggio di colore e una dama pettinata come la marchesa Barbara).

Secondo alcune interpretazioni Mantegna si sarebbe ispirato a un testo retorico di Luciano di Samosata dedicato alla sala ideale; secondo altre teorie le presenze femminili dell'oculo sarebbero un'esaltazione del prestigio dinastico mentre una terza ipotesi sottolinea il legame con gli studi di Leon Battista Alberti sulla casa romana antica.



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2 replies since 27/4/2009, 19:18
 
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