Melodie del Sole

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22/08/2008 “È stato già condannato a morte, non può essere processato per gli stessi motivi”, ha affermato il ministro della giustizia senegalese.

Questo processo non s’ha da fare. Il ministro della giustizia senegalese, Madicke Niang, è tornato sulle sue posizioni ed ha affermato che l’ex presidente del Ciad, Hissene Habre, non potrà essere processato in Senegal, perché già condannato dal suo stato di appartenenza.
Si aggiunge così un nuovo capitolo alla controversa vicenda di Habre, presidente del Ciad dal 1982 e destituito con un colpo di stato nel 1990 dall’attuale presidente Idriss Deby.

Nei giorni scorsi, Habre ed alcuni suoi militanti sono stati condannati a morte dal tribunale del Ciad per “ribellione armata”, riferendosi al tentativo di colpo di stato dello scorso gennaio, respinto dalle forze militari di Deby.
Il ministro Niang, in rappresentanza del governo senegalese, ha dunque dichiarato e giustificato l’impossibilità a procedere nei confronti di Habre: “Non si può processare una persona che è stata già giudicata e condannata per gli stessi crimini”, ha affermato dopo la sentenza del tribunale ciadiano.

Non sono però d’accordo le associazioni per i diritti umani di tutto il mondo. Human Right Watch ha dichiarato che in realtà i capi di accusa sono ben diversi: Habre è stato condannato per “ribellione armata”, non per i crimini commessi durante i suoi 8 anni di regime.
Secondo le stime delle associazioni civili, il “Pinochet d’Africa”, questo il soprannome che le vittime hanno dato al loro carnefice, durante il suo governo sarebbe stato responsabile di 40mila omicidi politici e 200mila casi di tortura.
I perseguitati di questa carneficina sono stati i gruppi etnici Sara (1984), Hadjerai (1987), gli Arabi del Ciad e gli Zaghawa (1989-90).

Il governo senegalese si è sempre dimostrato restio ad intervenire contro Habre. Il presidente, Abdoulaye Wade, solo negli ultimi tempi si era dichiarato favorevole al processo, sotto pressione dell’Unione Africana.
Anche il presidente francese, Sarkozy, in una recente visita nel paese africano si era detto ben felice della decisione di Wade, affermando che la Francia e la Comunità internazionale avrebbero sostenuto i costi del processo, così come richiesto dal presidente del Senegal.

Hissene Habre, ormai 64enne, salì al potere nel 1982 destituendo l’allora presidente Goukoni Oueddei, un suo ex alleato politico che aveva successivamente stretto forti legami con la Libia di Gheddafi.
Proprio questa alleanza con il Colonnello libico aveva attirato su Goukoni le antipatie di Francia (ex madrepatria del Ciad, che con il presidente Mitterrand aveva rafforzato la sua presenza economica nel paese) e degli Stati Uniti, in piena guerra fredda contro l’Unione Sovietica e i suoi alleati (in questo caso la Libia).
Non a caso, Francia e Stati Uniti non risposero all’aiuto chiesto da Goukouni durante il colpo di stato di Habre del 1982, ma intervennero (la Francia con i militari, gli Usa con i mezzi) nel 1983 e nel 1985 al fianco di Habre, contro i tentativi di sollevamento dai parte dei ribelli del presidente destituito.
Idriss Deby, del gruppo etnico degli Zaghawa ed ex compagno di Habre, con un altro colpo di stato conquistò il potere nel 1990.
Habre fuggì in Senegal, dove tuttora risiede, ma sfruttando il precario equilibrio geopolitico della regione (soprattutto la guerra in Sudan), negli ultimi mesi ha provato più volte ad attaccare militarmente il governo di N’Djamena.

Melania Bruno





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06/08/08 Dominic Akena, ex bambino soldato del Nord Uganda e beneficiario del progetto di recupero di AMREF, è stato l’ospite d’onore del 12° Gala annuale del Mercato Africano, organizzato da AMREF Canada.

Volato a Toronto dalla sua capanna nel campo per sfollati di Patongo, in Nord Uganda, con il suo talento musicale espresso allo xilofono Dominic ha incantato, commosso e divertito i 450 invitati del Gala annuale organizzato da AMREF Canada.

A 16 anni, nella sua vita Dominic ha visto più cose di tanti adulti. 7 anni fa è stato rapito dal Lord Resistance Army (Esercito di Resistenza del Signore), la banda di guerriglieri guidata da Joseph Kony che per 20 anni ha portato violenza e terrore nell’Uganda del Nord, in una estenuante guerra civile contro il governo di Kampala. Dominic, come altri 25mila bambini, è stato costretto a compiere atti di violenza contro la sua gente Acholi.

Per superare il trauma, una volta accolto dal centro di accoglienza di AMREF, si è dedicato alla musica. La natura terapeutica della musica e della danza ha avuto un incredibile effetto guaritore su Dominic e su tanti altri bambini come lui.
“La musica mi ha salvato – ha detto Dominic a conclusione della sua applauditissima esibizione – mi ha fatto dimenticare cose orribili che ho compiuto, senza colpa. Ora voglio pensare solo al futuro, a questa nuova vita che ho ricevuto in dono”.

La storia di Dominic è stata raccontata nel documentario “War Dance”, di Sean e Andrea Nix Fine realizzato e prodotto in collaborazione con AMREF USA, vincitore del premio per la miglior regia documentaria al Sundance Film Festival 2007, del premio per il miglior documentario sociale alla Festa del Cinema di Roma 2007 e candidato all’Oscar 2008.
Il film racconta in presa diretta l’avventuroso viaggio dei ragazzi di una piccola scuola del Nord Uganda oltre i confini del campo sfollati in cui sono nati e cresciuti, per partecipare ad un Festival nazionale di musica in programma a Kampala, organizzato da AMREF Italia. Il film segue il doppio binario della narrazione della partecipazione dei ragazzi alla fase finale del Festival, con il racconto biografico di tre protagonisti: Nancy, Rose e Dominic.
Le loro storie terribili, a tratti inverosimili nella loro crudezza, riassumono 20 anni di violenze, torture e abusi perpetuati ai danni della popolazioni acholi, con il loro triste bollettino funebre: 2 milioni di sfollati, 30.000 bambini rapiti e trasformati in soldati, 200.000 orfani a causa della guerra.

War Dance è disponibile in lingua originale con sottotitoli in inglese. Per l’acquisto del dvd: info@amrefcanada.org

Melania Bruno
Ufficio stampa AMREF Italia


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31/07/08 Movimenti e gruppi della società civile mondiale accusano la comunità internazionale di non voler facilitare la missione di pace dell’Onu-Ua in Darfur.
Fonte: bbc.co.uk

L’accusa proviene dal mondo delle associazioni e dei gruppi della società civile: la comunità internazionale e soprattutto l’occidente non sta sostenendo la missione di pace targata Nazioni Unite e Unione Africana (Ua), spiegata ormai da un anno in Darfur, la martoriata zona del Sudan in cui, negli ultimi 5 anni, sono state uccise 300mila persone e lasciati senza tetto almeno 2milioni di civili.

Il rapporto, scritto da Thomas Withington, un esperto dell’aviazione, e pubblicato da Save Darfur Coalition, un network di 36 associazioni e ong di tutto il mondo, afferma che gli elicotteri sono un elemento fondamentale e decisivo per il successo dell’operazione di peacekeeping dell’Onu-Ua, ma che, a un anno dall’avvio delle operazioni, nessun paese si è offerto di fornirli.
Withington riporta che paesi come Stati Uniti, Gran Bretagna e Francia si sono tirati indietro perché impegnati già in altri conflitti e operazioni di pace; invece Repubblica Ceca, Italia, Romania, Spagna, Ucraina e India – sempre secondo l’autore del rapporto – hanno a disposizione più dei 70 elicotteri considerati necessari per il Darfur.
Nel documento viene preso ad esempio l’attacco di tre settimane fa delle milizie Janjaweed contro le truppe della forza di pace. Sono rimasti uccisi 7 militari e ferite 19 persone: un bollettino che poteva essere evitato, secondo Withington, se solo fossero intervenute delle forze aeree a proteggere e rinforzare il convoglio via terra.
Una carenza non solo di strumenti tecnologici e costosi, come gli elicotteri, ma anche di materiali dell’equipaggiamento di base: secondo il report, i militari della forza di pace sono costretti ad indossare buste di plastica blu sui loro caschi, perché non sono stati riforniti dei classici elmetti Onu usati nelle operazioni di peacekeeping.

La decisione del Consiglio di Sicurezza dell’Onu sul rinnovo o meno del mandato per le forze di peacekeeping è rimasta implicata nella questione relativa alle accuse di genocidio che il Tribunale Penale Internazionale ha rivolto al presidente del Sudan Al – Bashir e il relativo mandato di arresto che pende sulla sua testa.
L’Unione Africana aveva chiesto al Consiglio di Sicurezza di usare i propri poteri per sospendere il procedimento penale per un anno, ritenendo le accuse al presidente un forte ostacolo al processo di pace in corso. A questo proposito Libia e Sud Africa, sostenute da Cina e Russia, avrebbero voluto inserire questa clausola nella risoluzione sul rinnovo del mandato delle forze di peacekeeping. Ma Gran Bretagna, Francia, Stati Uniti e gli stati dell’America centrale si sono opposti, affermando che non ci debba essere alcun legame tra le due questioni.

Il difficile compromesso raggiunto dai 15 del Consiglio di Sicurezza ha prodotto una risoluzione che prende nota della richiesta dell’Unione Africana di sospendere il mandato di arresto, non pronunciandosi oltre.

Al Bashir è accusato di genocidio (uccisione di membri dei gruppi etnici Fur, Masalit e Zaghawa, aver causato loro gravissimi danni mentali o corporali, inflazione di condizioni finalizzate alla loro distruzione fisica) e crimini contro l’umanità (omicidio, sterminio, deportazione forzata, stupro, tortura) e crimini di guerra (attacchi ai civili in Darfur e saccheggio di città e villaggi).


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Una scuola funzionante è la base del riscatto sociale,

culturale e sanitario dell’Africa.

AMREF è nelle scuole con programmi di sviluppo e adeguamento

delle strutture esistenti, di costruzione di impianti idrici e servizi igienici,

e con la realizzazione di corsi di educazione alla salute.




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Le aziende che scelgono AMREF per investire in Africa ottengono in più la possibilità di essere associate a un’immagine positiva, innovativa, mai pietista, che da sempre caratterizza il nostro brand e la nostra comunicazione e per questo ottiene grande attenzione da parte di media e opinion leader.

- Il nostro prestigio in Italia e la nostra reputazione in Africa creano un processo efficace di motivazione fra i dipendenti.

- La comunicazione di AMREF, forte, coinvolgente e d’impatto, permette di aumentare la riconoscibilità del marchio, fidelizzare i consumatori, arricchire la reputazione aziendale.

- In Italia abbiamo oltre 130.000 sostenitori, che significa poter accedere a nuove nicchie di mercato e di target.

- Abbiamo il sostegno di numerosi testimonial, che aiutano ad aumentare la notorietà e la riconoscibilità del marchio aziendale.

- AMREF è indipendente da governi, partiti, istituzioni religiose, lobby economiche.

- AMREF è seria, credibile, trasparente.

- AMREF è abbastanza grande da avere peso nelle decisioni internazionali, ma abbastanza piccola da riuscire a mantenere un rapporto personale con il singolo sostenitore, con le comunità beneficiarie, e un rispetto dei valori etici di cui si fa promotrice.

AMREF accetta di collaborare solo con aziende che non utilizzano manodopera minorile, che non commerciano in armi, alcool o tabacco, che tutelano i diritti dei lavoratori, dei consumatori e che rispettano l’ambiente.

Ogni partnership tra le imprese e la nostra organizzazione è unica nel suo genere, perché definita insieme, in base alle esigenze delle aziende.

NEWS PRESE DAL WEB AMREF






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AMREF offre agli insegnanti di scuola primaria e secondaria una serie di progetti didattici da svolgere in classe per affrontare i temi dell'Educazione allo Sviluppo.

Il lavoro di ricerca ed approfondimento può esser sviluppato con gli alunni, in modo partecipativo e divertente.

Scopri i kit didattici, gli estratti scaricabili e le modalità per aderire e ricevere le nostre proposte.

DA AMREF...




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Convenzione del CINI con la direzione della Cooperazione allo Sviluppo e l’associazione delle ONG

L’intesa firmata alla Farnesina stabilisce una collaborazione organica per migliorare l’efficacia dell’aiuto allo sviluppo e adeguare la propria operatività agli standard internazionali.

Roma, 22 gennaio 2009 - E’ stata firmata ieri alla Farnesina una convenzione tra la Direzione Generale Cooperazione allo Sviluppo (DGCS) della Farnesina, l’Associazione delle ONG italiane e il Coordinamento Italiano Network Internazionali (CINI) che stabilisce una collaborazione organica per migliorare l’efficacia dell’aiuto allo sviluppo. Con tale strumento la Cooperazione italiana mira ad adeguare la propria operatività agli standard internazionalmente riconosciuti in materia, sanciti dalla Dichiarazione di Roma del 2003, da quella di Parigi del 2005, e dal documento finale del Foro di Accra del settembre scorso, la ‘Accra Agenda for Action’.

Il Ministero degli Esteri è da tempo impegnato in tal senso anche con altre Amministrazioni dello Stato, con le Regioni e gli Enti locali. Vanno nella stessa direzione, infatti, le Linee guida triennali d’indirizzo e programmazione adottate dal Comitato Direzionale della Cooperazione presieduto dal Ministro Frattini a fine 2008, e le attività già intraprese sui diversi temi dell’efficacia da un apposito gruppo di lavoro istituito dalla DGCS lo scorso settembre.

Dal canto loro, l’Associazione ONG italiane ed il CINI, considerano necessario recepire in modo sempre più completo i criteri dell’efficacia degli aiuti, che si applicano del resto alla generalità degli attori dello sviluppo, compresi i Paesi beneficiari e le Organizzazioni internazionali, e si impegnano per la loro promozione tra i propri aderenti e nel resto delle organizzazioni della società civile italiana. Sono criteri che vanno dal rispetto delle scelte dei Paesi beneficiari all’uso dei loro sistemi nazionali, dall’armonizzazione fra donatori alla prevedibilità e trasparenza degli aiuti, dalla mutua responsabilità al raggiungimento di risultati misurabili.

La convenzione, annuale, prevede che un qualificato esperto scelto dalle ONG operi presso la DGCS e coordini la “Task force società civile”, costituita anche per coinvolgere ulteriori attori della cooperazione oltre a quelli già rappresentati dall’Associazione ONG e dal CINI. Obiettivo finale è la redazione di un piano nazionale dell’efficacia degli aiuti dell’Italia.

Maria Egizia Petroccione, portavoce del CINI, dichiara: “La sottoscrizione di questo accordo di collaborazione organizzata e continuativa sul tema dell’Efficacia degli Aiuti rappresenta un piccolo ma significativo passo nella giusta direzione del reciproco riconoscimento e della valorizzazione del contributo di esperienza e professionalità che la società civile, in questo caso le ONG, possono e sanno esprimere. Il fine ultimo è comune e perseguirlo insieme, pur salvaguardando prospettive e ruoli diversi, non può che facilitare il raggiungimento degli obiettivi. Il CINI esprime dunque la propria soddisfazione e ribadisce il proprio impegno di interlocuzione attiva e costruttiva con tutti gli attori della cooperazione per affrontare insieme le grandi sfide che ci attendono”.








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Giobbe Covatta e i sette peccati capitali con Amref e Save the children
Post n°9992 pubblicato il 06 Novembre 2008 da MassimilianoGentile

I love Sicilia

Superbia, avarizia, lussuria, ira, gola, invidia ed accidia. Saranno i sette vizi capitali i veri protagonisti dello spettacolo “Seven-7” di Giobbe Covatta che domani sera (venerdì 7 novembre ore 21,15 - replica sabato 8 alla stessa ora) verrà messo in scena al Teatro Pippo Spicuzza.

L’esilarante attore nato “casualmente” a Taranto nel 1956 ma cresciuto di fatto a Napoli, dopo il fortunato spettacolo "Melanina e Varechina" del 2004, ritorna con la sua spietata comicità "sociale".
Questa volta saranno i sette vizi capitali ad essere tirati in ballo, quelle azioni che portano l'uomo alla perdizione, qui esaminati alla luce dell'occhio ironico e irriverente di Giobbe Covatta. E se la terminologia biblica è sicuramente un po' desueta nella cultura moderna, Giobbe Covatta dimostrerà che le esperienze che descrivono e che sintetizzano queste sette definizioni sono tutt’altro che desuete. L’artista partenopeo tenterà di riscrivere i vizi capitali inseriti nell'odierna cultura occidentale e di mostrare come, oggi come allora, essi siano massicciamente e frequentemente praticati. Osserverà come spesso i sette vizi siano un modo di essere, addirittura irrinunciabili o venerati dalla nostra cultura, generando spesso ridicole contraddizioni nelle quali il nostro stile di vita incorre.
Sette personaggi guideranno il pubblico in questo viaggio tra i vizi umani, generando occasioni dalla travolgente comicità ma anche, come sempre, spunti per avvicinarsi e riflettere sui grandi temi sociali del nuovo millennio. Ma sarà un viaggio anche musicale quello con Giobbe Covatta: la sua "piccola orchestra", al seguito dei viaggiatori-spettatori col compito di connotare i punti salienti dello spettacolo, è in realtà governata da una mano superiore che gli impone di accrescere, senza alcuna pietà, la velocità del metronomo e del ritmo infernale dello spettacolo!
Venerdì sera al teatro Pippo Spicuzza sarà presente anche Amref, di cui Giobbe Covatta è testimonial, l’Ong che ha come obiettivo di migliorare le condizioni di salute delle popolazioni africane.
Amref è la principale organizzazione africana sanitaria no profit del continente africano.
Nata a Nairobi nel 1957 come una piccola fondazione, oggi impiega in Africa oltre 800 persone, per il 97% africani, e gestisce circa 140 progetti di sviluppo sanitario in 6 paesi con il coinvolgimento attivo delle comunità, del personale e dei sistemi sanitari locali.
L’impegno nel campo della prevenzione, dell’educazione alla salute e della formazione di personale medico e paramedico locale mira sempre a generare benefici permanenti attraverso modelli replicabili.
In 50 anni di attività, Amref ha soccorso, vaccinato, curato, operato e soprattutto istruito milioni di persone. Il braccio operativo più noto è ancora oggi il servizio dei Flying Doctors, che porta regolare assistenza specialistica e chirurgica agli ospedali delle zone isolate.
Sabato sera sarà la volta di Save The Children. Al termine dello spettacolo, infatti, Giobbe Covatta presenterà al suo pubblico la Lista dei Desideri di Save The Children Italia Onlus, che non è una lista qualunque, ma è composta da regali pensati per portare un miglioramento concreto e duraturo nelle vite di tanti bambini nel mondo e delle loro famiglie: si tratta di oggetti “salvavita”, che vengono realmente utilizzati negli interventi dell’organizzazione nelle comunità in cui opera.
Collegandosi al sito internet www.desideri.savethechildren.it, si potrà scegliere uno dei regali che verrà simbolicamente inviato ai propri cari, attraverso una simpatica cartolina con un certificato di donazione, e concretamente andrà a beneficio dei bambini delle aree in cui Save the Children lavora.

Ci sono doni per tutte le tasche, ma ogni regalo è importante e può fare la differenza per milioni di bambini: dal “kit al peperoncino” che tiene lontani gli elefanti dai campi coltivati perché li fa starnutire, al Pumpy Nut, una barretta al burro di arachidi dal contenuto altamente proteico adatta ai bambini malnutriti. E ancora kit scolastici e medici, semi da coltivare per avere del cibo, galline e tanti altri regali speciali. Tra questi anche uno Yak, un bue tibetano che è il regalo di punta della lista e che ne rappresenta il simbolo. Per tanti bambini è il regalo più desiderato. Gli Yak, infatti, forniscono latte, lana e un insostituibile aiuto nel lavoro dei campi: un elemento centrale nella vita di una famiglia.

Scheda:
Uno spettacolo di Giobbe Covatta e Paola Catella
Con Giobbe Covatta, Giosi Cincotti e Ugo Ganghieri
Scene: Stefano Giambanco
Musiche originali: Ugo Gangheri e “Nomadìa”
Aiuto regia: Gianni Cinelli

Informazioni:
Teatro Pippo Spicuzza via Don Orione, 5 – Palermo
Orario spettacoli: venerdì e sabato ore 21,15
Prenotazioni, informazioni e prevendita: www. tickettiamo.it – tel. 091.6374626

Mostre e istallazioni:
Orari: durante gli spettacoli (solo per i possessori del biglietto di ingresso) e tutti i giorni escluso lunedì dalle ore 10 alle ore 12.30 e dalle ore 16 alle ore 19
Ingresso gratuito



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